Mogli e madri

La mobilitazione femminile che durante la Prima Guerra Mondiale aveva consentito a molte donne di occupare posti di lavoro tradizionalmente ricoperti dagli uomini e impegnarsi in opere di supporto e assistenza in ambito civile attraverso forme di aggregazione moderne ed efficienti, trova in organizzazioni come il Consiglio delle Donne Italiane uno strumento per confermare l’impegno patriottico e le aspirazioni emancipazioniste.

L’impegno, le responsabilità, l’abnegazione e i risultati raggiunti dalle donne durante il conflitto, peraltro riconosciuti ed apprezzati anche da molti politici, non ebbero tuttavia alcun riscontro nel riconoscimento del diritto al voto o al principio di parità di trattamento e di pari opportunità nel mondo del lavoro.

Mogli e madri

Sebbene in ambito letterario e artistico anche un movimento d’avanguardia come il Futurismo avesse nella sua fase iniziale sostenuto l’idea di una donna consapevole dei propri diritti e propugnato la liberalizzazione dell’istituto matrimoniale, il divorzio e l’abolizione dell’autorizzazione maritale, il ruolo della donna restò ambiguamente in bilico tra l’acquisita consapevolezza di sé, insieme al conseguente desiderio di partecipazione alla vita sociale, e i richiami al “ritorno all’ordine” che negli anni Trenta il fascismo attuerà con una capillare politica sociale ed economica.

Strumento esemplare, tra i molti, i Fasci Femminili, ebbero come obiettivo la “ricostruzione della famiglia suprema base sociale” cui dovevano concorrere le qualità spirituali e morali della donna, esaltata e “modernizzata”, nella sua presunta vocazione identitaria e nelle sue funzioni, attraverso la disciplina e l’organizzazione scientifica della gestione della casa, apprese nei corsi di economia domestica.

Insieme alla cura del focolare suo destino-dovere primario era quello della maternità intesa soprattutto come valore sociale e finalizzata a preservare e perpetuare la razza italica (B. Saetti, Madre veneziana, 1937; V. Tomescu Scrocco, Mater dolorosa, 1931 c.; E. Drei, Intimità familiare, 1930). Ma l’immagine femminile, che nel ventennio tra le due guerre attraversò due generazioni, accanto all’immagine tipo della madre prolifica, propose anche quella della “donna nuova”, cara anch’essa alla propaganda di regime perché plasmata ai suoi valori da una politica ambigua che guardando al composito mondo femminile diverso per cultura, ceto, ambiente, promosse attività sociali e collettive, al di fuori della famiglia, finalizzate al consenso e a formare cittadine pronte a rispondere alle necessità della patria. L’italiana moderna, trovò anche nella letteratura, nel cinema, nella stampa specializzata e nei rotocalchi, modelli e suggestioni che concorsero a modificarne abitudini e comportamenti aprendo varchi alla riflessione e all’inquietudine e al desiderio di emancipazione.

Pino Pascali, La Gravida (Maternità), 1964, tecnica mista
Scultura

Pino Pascali

1964